Disagio e igiene personale
L’incontinenza anale corrisponde all’incapacità di rinviare volontariamente l’evacuazione del contenuto intestinale attraverso l’ano. Per porre questa diagnosi, i sintomi devono essere presenti da almeno tre mesi. Può riguardare l’emissione di gas, di feci oppure entrambe. Quando la perdita riguarda specificamente le feci, si parla di incontinenza fecale.
Si distinguono due forme principali.
L’incontinenza anale cosiddetta attiva è associata a un urgente bisogno di evacuare difficile da controllare; riflette nella maggior parte dei casi un’insufficienza degli sfinteri anali.
Al contrario, l’incontinenza anale passiva si manifesta senza una precedente sensazione di necessità di evacuazione. È frequentemente legata a un’incompleta evacuazione del retto (stasi rettale), osservabile in particolare nei casi di stitichezza.
Le ripercussioni dell’incontinenza anale sulla qualità della vita sono considerevoli. Questa condizione può compromettere la vita sociale, professionale e intima. Per timore di episodi di perdita, alcune persone arrivano a modificare profondamente la propria alimentazione per ridurre la frequenza delle evacuazioni, o addirittura a limitare le uscite.
Cause
L’incontinenza anale è spesso definita idiopatica, cioè senza una causa chiaramente identificata. Tuttavia, può essere associata a una stitichezza cronica e a ripetuti sforzi evacuativi, che possono danneggiare o stirare i nervi del perineo, in particolare il nervo pudendo. Questa lesione altera il controllo volontario dello sfintere anale esterno, mentre lo sfintere interno continua a funzionare in modo involontario.
Può inoltre essere correlata ad alcune patologie digestive, come la sindrome dell’intestino irritabile con diarrea, la rettocolite ulcerosa, il prolasso rettale o la rettite attinica conseguente alla radioterapia. Anche i disturbi della statica pelvica e alcuni interventi chirurgici proctologici possono favorirne l’insorgenza.
Infine, patologie non digestive come il diabete, la sclerosi multipla, l’ictus cerebrale o alcune miopatie possono compromettere la continenza. Situazioni che provocano stitichezza, come il prolungato allettamento o alcune malattie neurodegenerative, possono inoltre causare fecalomi e aggravare l’incontinenza.
Diagnosi
Il percorso diagnostico inizia con un’accurata raccolta dell’anamnesi e dei sintomi del paziente.
L’esame clinico rappresenta una fase indispensabile: permette in particolare di ricercare la presenza di un fecaloma, cioè un accumulo di feci nel retto, e di identificare eventuali alterazioni della statica pelvica, come un rettocele (ernia del retto verso la vagina) o un prolasso rettale. Questo esame consente inoltre di valutare il tono degli sfinteri anali.
In base agli elementi evidenziati durante questa prima valutazione, possono essere prescritti diversi esami complementari per determinare con maggiore precisione l’origine dell’incontinenza anale.
L’ecografia endoanale consente di esaminare la struttura degli sfinteri e di individuare eventuali lesioni o rotture, valutandone l’estensione.
La manometria anorettale è un esame che misura il funzionamento del sistema anorettale. Permette di analizzare il tono dello sfintere, la sua capacità contrattile, nonché il volume e la sensibilità del retto.
Nelle persone affette da incontinenza, la pressione misurata nel canale anale è generalmente ridotta. In pratica, l’esame consiste nell’introduzione nell’ano di una sottile sonda dotata di un piccolo palloncino gonfiabile, in grado di registrare le variazioni di pressione e la sensibilità rettale. I risultati possono inoltre essere utilizzati come supporto alla riabilitazione del pavimento pelvico.
In caso di sospetto prolasso rettale, può essere eseguita una defeco-RM o una defecografia per evidenziare eventuali anomalie anatomiche. Questi esami dinamici, realizzati rispettivamente mediante risonanza magnetica o radiografia, consentono di osservare il comportamento del retto e degli sfinteri anali durante gli sforzi di evacuazione e l’espulsione delle feci.
Infine, può essere effettuata un’elettromiografia dello sfintere anale esterno per individuare eventuali lesioni dei nervi coinvolti nel controllo di questo muscolo.
Trattamenti
La neuromodulazione sacrale stimola elettricamente i nervi sacrali che innervano gli organi del bacino a partire dal sacro.
Questi nervi controllano l’apparato urinario e digestivo, oltre ai muscoli del pavimento pelvico. Il neuromodulatore è un dispositivo impiantabile che genera deboli impulsi elettrici, trasmessi a un elettrodo posizionato in prossimità del terzo nervo sacrale.
L’obiettivo del trattamento è ristabilire la comunicazione tra il cervello e la vescica e/o tra il cervello e il sistema digestivo, migliorando il controllo della minzione e dei disturbi fecali.